La pubblicità è morta? Scopriamo come raggiungere il cliente elusivo

In occasione di un recente evento Nomacorc Marketing Exchange dal titolo “The Customer Journey: From Pre-Commerce to Post-Purchase”, tra le righe ho notato un messaggio legato al potere degli influencer. Da qualche anno ormai, la pubblicità tradizionale sta perdendo efficacia, lasciando spazio a un’interazione peer-to-peer e agli “influencer”, coloro che influenzano maggiormente le conversazioni. Bob Pearson, il relatore principale del W2O Group di San Francisco, ha rivelato i cambiamenti in atto nel panorama mediatico. In una frase, “è cambiato tutto”.

I contenuti di cui usufruiamo non provengono dai canali mediatici tradizionali come è 12-1_Breaking News Twitteravvenuto sin dagli albori della radiodiffusione, ma da amici e reti sociali. Pensate all’ultima volta che avete sentito le ultime notizie… è successo su Twitter, Facebook o Instagram? Tramite un amico? Oppure la CNN, Fox News o il sito web di un importante canale di informazione? Personalmente posso affermare di acquisire spesso notizie tramite i social media, grazie ai post di un influencer appassionato che si tiene costantemente informato. A quanto pare questo cambiamento sta interessando molte persone. Pearson sostiene che attualmente i flussi di notizie abbiano origini diverse, classificate in quest’ordine: blog, Twitter, Facebook, principali mezzi di informazione e infine video.

Il cambiamento più importante riguarda la sede di fruizione delle notizie. In passato il target di pubblico che la pubblicità voleva raggiungere era caratterizzato da abitudini comuni, ad esempio guardare ESPN, un canale generalista o un canale d’informazione più tradizionale. Ma, con il passare del tempo, ci siamo resi conto che non siamo un ammasso di persone con interessi isolati che trascorrono il proprio tempo in un posto solo: la nostra attenzione è frammentata. Utilizziamo diversi dispositivi e intratteniamo conversazioni contemporanee su diversi media: pensate di ascoltare i fan del Super Bowl su Twitter e di parlare con loro mentre guardate la partita in diretta. Parlando del Super Bowl sui social media, un influencer potrebbe essere un blogger che si tiene sempre aggiornato sulle statistiche del football e magari ne sa fin troppo. Durante la trasmissione della partita twitta continuamente. Altri fan leggono questi pensieri, ritweetano o vengono coinvolti.

12_1_Tv-and-textingQuesti influencer raggiungono il pubblico, pertanto i responsabili marketing devono trovare la persona giusta impegnata sulla piattaforma giusta per il loro settore di attività, indipendentemente da quale sia il canale, perché oggi il pubblico è più importante del canale. E il settore enologico è quello in cui è più importante cogliere le opportunità.

Partecipare alla conversazione è fondamentale.

In occasione del Nomacorc Marketing Exchange dello scorso anno, Jeff Dubiel, CMO di The Wine Group, sosteneva che la competitività in essere nel settore enologico fosse paragonabile a quella del settore dei biglietti d’auguri. Ha dichiarato, “Immaginate un cliente fermo davanti a uno scaffale di vini o a un espositore di biglietti d’auguri: la maggior parte dei consumatori si sentirà sopraffatto allo stesso modo”.

Quindi, per restare sulla cresta dell’onda e raggiungere i clienti giusti, un marchio di vino dovrebbe trovare l’influencer giusto per la sua categoria di contenuti. Se producete vini frizzanti, cercate la blogger delle spose che sui social media ha dichiarato apertamente il suo amore per le bollicine, diventate suoi amici e trasformatela in una fan con una storia unica e autentica. Identificando questo tipo di influencer, il marchio può acquisire un sostenitore o, potenzialmente, una seconda forza di vendita tramite passaparola.

Secondo Pearson, in ciascuna categoria di contenuti ci sono circa 50 influencer. Per fare centro, un marchio dovrebbe identificare queste persone, coinvolgerle raccontando loro una storia appassionante e creare un rapporto con loro. E portare a termine la transizione a 180 gradi dal parlare alle persone (pubblicità) al parlare con le persone (o raccontare storie).

Foto per gentile concessione di http://www.incitrio.com e Soundview Business Solutions

Chi è l’Autore

Taylor scrive a proposito di vino dal 2001, sul suo sito TaylorEason.com e su riviste internazionali. A sostegno della sua passione per cibo e vino, può contare su un Master in Marketing e sull'attività di wine brand consulting nella California del Nord.

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