Cinque domande per Sheri Sauter Morano, Master of Wine

Sheri Sauter Morano comincia a interessarsi al vino da adolescente, durante un viaggio in Italia. Tuttavia, la sua formazione enologica ufficiale ha inizio soltanto dopo aver conseguito la laurea alla Duke University nel 1997, quando intraprende un corso di studi presso l’International Wine Center di New York. Quando Sheri diventa Master of Wine nel 2003, è la più giovane donna americana ad aver superato il relativo esame. Oggi lavora con entusiasmo in svariati ambiti correlati al mondo del vino.

7-28_SSM headshotQual è il tuo primo ricordo legato al vino?

Spesso mia madre dice scherzando di avermi svezzata con il succo d’uva: quando ho potuto scegliere, ho preferito il succo d’uva al latte.

In realtà, ricordo di aver cominciato a interessarmi al vino quando avevo 16 anni. Il nostro insegnante di latino delle superiori portò un gruppo di studenti in Italia durante le vacanze estive. Da Milano scendemmo fino a Sorrento e siccome l’età legale per bere alcolici in Italia era 16 anni, i miei genitori mi diedero il permesso di bere vino a cena per vivere a pieno gli usi e i costumi del luogo.

Anche se si trattava di un vino da tavola economico, ancora oggi chiudo gli occhi e rivivo la sensazione di cenare tutti alla stessa tavola, una sensazione di convivialità che non conoscevo e che rendeva speciale il pasto. I miei genitori bevevano vino nelle occasioni speciali quindi non mi era totalmente estraneo, ma l’approccio in Italia era diverso. Sembrava tutto così naturale: l’esperienza di abbinare cibo e vino, la sensazione di condivisione attorno a una tavola imbandita.

 

Quando hai cominciato a capire che il vino sarebbe potuto diventare un’opportunità professionale?

Inizialmente volevo specializzarmi nell’insegnamento, più precisamente nelle vicende storiche dei Tudor. Ma dopo essermi diplomata, partecipai a una lezione serale a New York condotta da Mary Ewing Mulligan e suo marito. Credo stessero promuovendo la loro collana di libri intitolata Vino per negati . Venni a sapere che teneva anche lezioni più specifiche presso l’International Wine Center, così decisi di iscrivermi e conseguire la prima WSET certification.

Presi posto in fondo alla sala, nel punto più distante. Ma ebbi fortuna: mi ero seduta tra due sommelier che mi presero sotto la loro ala.

Conseguimmo insieme un paio di certificati e poi decisi di ottenere il diploma. Pensai che sarebbe stato divertente studiare per diventare Master of Wine: in quel momento Mary era l’unica donna negli Stati Uniti ad aver superato l’esame. Pensai: “Potrei essere la seconda”. L’Institute of Masters of Wine offriva un approccio al vino che mi sembrava stimolante e interdisciplinare. Mi attirava molto.

 

Qual è il vino o la regione vinicola che ritieni attualmente più interessante e perché?

Ogni anno faccio parte della giuria dell’International Wine Challenge di Londra e gli ultimi due anni sono stati davvero entusiasmanti. Lo scenario è cambiato radicalmente, con zone che cercano di ampliare la presenza dei loro vini. Il Portogallo è un Paese da tenere d’occhio. Produce vini molto interessanti combinando vitigni autoctoni e internazionali.

Ritengo inoltre che negli Stati Uniti non sia ancora arrivato il meglio di ciò che il Sud Africa può offrire. Si tratta di un Paese bellissimo e complicato con moltissimi produttori che stanno lavorando con risultati estremamente interessanti, soprattutto nello Swartland. Questi vini stanno approdando sul mercato britannico.

Cito anche le zone classiche, che vengono spesso dimenticate perché non sono di moda. Ma se sono chiamate classiche vi è una ragione ben precisa: producono ottimi vini in maniera continuativa. Io stessa mi ritrovo spesso a scegliere il Bordeaux e il Riesling tedesco.

 

Qual è la destinazione del tuo prossimo viaggio?

Per la prima volta dopo tanto tempo, non ho programmato nessun viaggio!

Ma ci sono due Paesi in cima alla mia lista: Grecia e Portogallo. Non vedo l’ora di poter organizzare un viaggio da quelle parti. Mi piacerebbe anche tornare in due regioni italiane: in Sicilia, dove sono stata soltanto per un paio di giorni, e in Piemonte.

 

Quale consiglio daresti ai giovani, in particolare alle donne, che intendono inserirsi nel settore del vino?

In questo periodo il vino è un settore estremamente stimolante. Diventa sempre più variegato. Offre molte opportunità alle donne.

Un aspetto interessante è che molte persone iniziano a occuparsi di vino perché si innamorano di un determinato vino oppure a seguito di un’esperienza particolare presso una cantina o durante una cena con gli amici. Ma ciò che più mi attira è la natura interdisciplinare del vino. È un settore che non riguarda soltanto i vini migliori o il migliore abbinamento cibo-vino. Presenta un’infinità di altri aspetti: le persone che coltivano uve di ogni varietà e livello, le persone che si occupano della vendita del vino… è un mondo davvero sfaccettato.

Molte persone si perdono nei dettagli: “Hai mai sentito parlare di questo vitigno, di questa regione, di questo produttore?” Certo, diverte e affascina anche me, ma allo stesso tempo ritengo sia essenziale comprendere tutti i diversi aspetti del settore. Non si tratta solo di mangiar bene e di vini costosi. Una buona fetta del mercato è costituita da persone che acquistano il vino nei negozi di generi alimentari. Poi c’è il confezionamento, la pubblicità, l’educazione al vino, la percezione del vino nei consumatori più giovani, la diversità del prodotto e dell’esperienza legata al vino.

Spesso le persone mi chiedono qual è il mio vino o vitigno preferito. Non ne ho uno. Basti pensare che con la tesi che ho scritto per diventare Master of Wine ho voluto dimostrare che una giornata trascorsa a degustare vini difettosi è in realtà un’ottima esperienza lavorativa: la vera competenza consiste proprio nell’affinare il palato e imparare a conoscere il vino. Nonostante la mia qualifica di Master of Wine, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Ogni annata è nuova, diversa, emozionante. Ecco quello che rende il mio lavoro sempre stimolante e vivo.

 

Si ringrazia per le foto: Fox News.

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