Lean manufacturing: le metodologie di produzione snella in Nomacorc

Di giorno mi occupo di assicurazione qualità, di notte scrivo a proposito di vino. Per questo, quando mi si è presentata l’opportunità di visitare Nomacorc (vino) per vedere come viene assicurata l’eccellenza della loro produzione (qualità), non me lo sono fatto ripetere due volte.

Nomacorc ha pienamente abbracciato i principi della produzione snella, o lean manufacturing. Incentrata sul rispetto per le persone e sul miglioramento continuo, la filosofia lean può essere utilizzata per ridurre gli scarti di processo, aumentare la qualità e ottimizzare la soddisfazione dei lavoratori.

Questo tipo di approccio si è sviluppato a partire dalle innovazioni produttive introdotte all’inizio del secolo scorso. Tra i primi prototipi, gli stabilimenti di Henry Ford a Detroit per la produzione di automobili, in cui l’approccio al miglioramento del processo era basato sul concetto di flusso continuo.

Anche Toyota ha svolto un ruolo chiave nell’evoluzione della lean manufacturing. L’azienda nasce negli anni ’20 come fabbrica tessile con telai automatici ad alta JAPAN-TOYOTA-PLANTvelocità, ma nel decennio successivo apre una nuova divisione automotive. Dagli anni ’50 agli anni ’70, un dirigente Toyota, Taiichi Ohno, studia e migliora insieme ai suoi colleghi il modello Ford, codificando un nuovo approccio all’ottimizzazione dei processi produttivi.

Le tecniche si diffondono rapidamente in tutto il mondo, assumendo il nome di Toyota Production System, oppure, più semplicemente, lean manufacturing.

Quando viene implementata correttamente, la produzione snella permette di limitare ogni tipo di spreco (in giapponese, muda) sul posto di lavoro (gemba). Gli sprechi non riguardano unicamente gli scarti di materiale, ma si riferiscono anche a difetti, sovrapproduzione, tempi di attesa, talenti non utilizzati, trasporto, scorte, movimenti ed elaborazione eccessiva.

La filosofia lean può essere applicata alle attività industriali su larga scala, ma è utile anche per il lavoro cognitivo e i servizi. Un malinteso comune, infatti, è che la lezione dell’azienda automobilistica giapponese non possa essere valida in uno studio legale o nell’ambiente ospedaliero, ma le storie di successo abbondano.

In Nomacorc, la produzione snella è una forza trainante che influenza ogni aspetto dell’attività, dalla fabbricazione del prodotto fino al livello delle operazioni di magazzino, compresa la sistemazione dei contenitori dei rifiuti.

In linea con i principi lean, i lavoratori di Nomacorc sono incoraggiati a notare le opportunità di miglioramento e a riferirle ai responsabili. Inoltre, viene fatto in modo che ogni lavoratore aumenti continuamente la propria capacità di individuare i difetti e attuare le modifiche suggerite. Come nelle altre aziende con una cultura sana della produttività snella, problemi e soluzioni vengono discussi tra dipendenti e responsabili, nell’obiettivo comune di garantire il successo dell’azienda e la soddisfazione dei clienti.

Ho parlato con John Wojcik, vice presidente delle operazioni in Nord America e direttore dello stabilimento nella Carolina del Nord, a proposito della metodologia di Action cameraNomacorc, e gli ho chiesto di raccontarmi un piccolo miglioramento ottenuto di recente dall’azienda. Mi ha descritto uno sforzo mastodontico per eliminare gli scarti dal processo di stampa e alzare così l’asticella della performance. Un nuovo ingegnere Nomacorc ha installato una videocamera GoPro all’interno di uno dei macchinari per la stampa, ottenendo così il filmato di un intero turno di dodici ore da sezionare e analizzare. Con le informazioni raccolte, Nomacorc ha potuto apportare correzioni di entità relativamente lieve, rendere il processo a prova di errore (“poka-yoke”, nel gergo lean), e ridurre i livelli di scarti.

Attraverso verifiche delle attrezzature e ispezioni approfondite, i dipendenti sono riusciti a cogliere altre opportunità di miglioramento. Wojcik continua:

“Abbiamo fatto in modo che tutti i nostri colleghi prestassero attenzione al posizionamento dei tappi. Abbiamo predisposto lavagne a fogli mobili e usato foglietti adesivi rimovibili per catturare le informazioni sui macchinari di stampa.

La registrazione dei risultati è andata avanti per una settimana, dopodiché abbiamo iniziato a elaborare soluzioni che potessero essere implementate rapidamente. Le abbiamo quindi inviate al reparto Ingegneria di processo, che ha sviluppato modifiche di processo oppure le ha trasmesse a sua volta al reparto Servizi tecnici, che ha apportato cambiamenti progettuali o indicato le specifiche per le nuove attrezzature”.

“Avevamo iniziato al livello più basso possibile, l’interazione diretta con l’operatore, e risalito il diagramma per la risoluzione dei problemi. È così che utilizziamo le nostre conoscenze per spostare il processo di risoluzione dei problemi dal punto di utilizzo alla sfera dell’ingegneria in modo che possa essere risolto una volta per tutte”.

La filosofia lean non viene utilizzata solo per il miglioramento della produzione. La sicurezza è molto importante in una fabbrica e ho constatato una grande attenzioneLean_Support3 in questo senso nello stabilimento Nomacorc della Carolina del Nord. Lì anche le questioni relative alla sicurezza vengono evidenziate attraverso tecniche di visual management. Ad esempio, è stata installata una bacheca per dare risalto ai miglioramenti.

C’è anche una sagoma a grandezza naturale di un dipendente che indossa l’abbigliamento da lavoro standard. Quando qualcuno subisce un infortunio all’interno dell’impianto, ad esempio a un piede, sullo stivale della sagoma viene applicata una striscia di cerotto adesivo. Se nel corso del mese i cerotti sulla sagoma si moltiplicano, significa che è giunto il momento di scovare le cause alla radice del problema e di modificare le procedure di sicurezza.

Di recente, Nomacorc ha indetto un concorso di sei mesi per raccogliere suggerimenti per il miglioramento della sicurezza. Il progetto, “Team up for Safety”, prevedeva a tale scopo la collaborazione di gruppi interfunzionali. Per ogni miglioramento suggerito, i membri del gruppo avrebbero ottenuto un dispositivo di protezione aggiuntivo a quelli normalmente in dotazione, ad esempio un altro paio di occhiali di sicurezza, un’altra confezione di tappi per le orecchie o un’altra retina per capelli. Alla fine del concorso, le squadre hanno indossato tutti i dispositivi guadagnati e quella che ne aveva di più ha vinto un ulteriore premio finale. “Tra giugno e dicembre abbiamo implementato nello stabilimento oltre 35 miglioramenti in materia di sicurezza”, ricorda Wojcik. Si tratta di un bel traguardo (oltre che di un bel numero di cerotti in meno).

L’impegno di Nomacorc per la produzione snella ha ispirato anche molti dei suoi clienti, che dopo aver visitato lo stabilimento sono tornati alle rispettive aziende vinicole con l’idea di riesaminare i propri processi interni. E Wojcik fa in modo che sappiano di poter contare su di lui. “In pratica, il concetto che faccio passare è che siamo un’estensione del loro stabilimento. Possono pensare a noi come a una parte del loro processo”.

Forse c’è chi teme che l’applicazione dei principi lean all’industria del vino darebbe come risultato che tutti gli Chardonnay avrebbero lo stesso, identico gusto. Ma snellire non significa eliminare le qualità uniche del singolo prodotto e l’approccio lean consiste anche nel rispetto dell’umanità. Anche i sentimenti e i pensieri costituiscono una parte importante del flusso di valore.

“Credo che stiamo dimostrando alla gente che è davvero possibile”, afferma Wojcik, riferendosi al miglioramento della qualità. “Si tratta di cercare di rendere le cose migliori di quando le avevi viste per la prima volta“.

Chi è l’Autore

Da sempre residente a Memphis, in Tennessee, Ben Carter scrive articoli di enogastronomia per il web dal 2005. Ha esordito con il blog Benito’s Wine Reviews, scrivendo inoltre per Serious Eats, Snooth, Palate Press. È apparso anche sul Wall Street Journal. Di giorno lavora per una grande azienda, nel Controllo Qualità.

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