La terra si fa sentire

La scorsa primavera Nomacorc mi ha chiesto di scrivere questo articolo sulle tendenze in ambito enologico nella Napa Valley. In effetti era un ottimo argomento perché Napa è sempre stata un luogo di tendenza con il viticoltore francese volato fin qui promettendo incredibili risultati e grossi guadagni, il nuovo materiale genetico ottenuto dalla Davis, le tecnologie più avanzate in tema di flusso gravitazionale o selezione dell’uva, le confezioni accattivanti, le cantine più profonde, le piantagioni più stipate e i vini di formato più grande.

Ho registrato ore e ore di interviste e poi mi sono seduta per tirare le somme. Cos’andava davvero di moda? Cos’è importante? E cosa significa per il vino?

“Per avere successo nel mondo dell’enologia, bisogna scegliere tra innovazione e classicità”, ha dichiarato un esperto di branding, in occasione di un recente forum enologico. Dopo il crollo improvviso dell’economia statunitense, il pensare in grande ha smesso di essere in voga e probabilmente lo stesso vale per Napa.

Poi, a una settimana dalla scadenza per la consegna, un terremoto di magnitudo 6,1 ha fatto tremare casa mia e tutte le case, le aziende vinicole e i vigneti di Napa. Il sisma ha scosso la valle proprio quando la vendemmia 2014 era alle porte.

A differenza della Borgogna, dove è raro che una stagione di coltivazione proceda senza alcun tipo di catastrofe climatica, l’annuale maturazione dell’uva nella soleggiata Napa Valley non era mai stata messa in dubbio. L’annata 2014 si stava configurando come la terza di una serie di annate tranquille.

Ma la mattina seguente ho visto le foto di enoteche e cantine di amici ricoperte di vetri rotti, botti di quercia che rotolavano ovunque, mentre il prezioso succo fuoriuscito dai frantumatori andava a riempire le fognature. La Madre Terra è venuta a trovarci per ricordarci chi è che comanda.

Dopo aver affrontato il panico iniziale con gli aggiornamenti Facebook post-sisma (Sto bene, tu stai bene?), è emersa una domanda e cioè: la Napa Valley è ancora così importante? Importa a qualcuno?

Il mondo dell’enologia ha risposto con un forte e chiaro: SI.

 

Mandalo giù

Il terremoto ha fatto ben altro oltre a dare una bella scossa alle costose bottiglie di vino conservate nelle pareti delle cantine. Ha focalizzato l’attenzione del mondo intero sulla Napa Valley. Subito dopo il sisma, era impossibile passare cinque minuti sui social network senza incappare nell’hashtag #drinknapa.

La Napa Valley fuori moda? Certo che no. Alcuni dei wine bar, ristoranti e negozi più alla moda di tutto il mondo hanno iniziato a promuovere i loro vini di Napa. Fuori da un negozio di vini di Williamsburg a New York, classici come il Corison e il Foreman sono stati disegnati con i gessetti da marciapiede vicino alle new entry Dirty and Rowdy e Massican.

Se c’è una cosa che tutti i viticoltori hanno in comune è la grande fedeltà ai loro vigneti, con l’impegno di prendersene cura e preservarne la produttività per il futuro. La Napa Valley è nuova o classica? La cosa straordinaria, quella che fa in modo che gli appassionati di vino tengano gli occhi puntati su questa regione, è che in un certo modo riesce a essere entrambe.

 

Il senso di appartenenza

Un buon vino si fa nella vigna. Che noia! Ogni viticoltore lo dice, ma cosa significa? Semplicemente che produrre un ottimo vino non è una questione di produzione, ma di coltivazione di buona uva. E coltivare buona uva significa comprendere la zona, il terreno e il clima.

La Napa Valley dovrebbe smettere di preoccuparsi della moda e iniziare semplicemente ad ascoltare la terra. Il modello per il futuro della Napa Valley non può essere Bordeaux, dove lo Château, i viticoltori e la loro unione sono le star assolute. D’altra parte, la Napa Valley ha appena un ottavo della superficie in acri dei vigneti di Bordeaux.

Il modello giusto è invece la Borgogna, dove piccoli appezzamenti di terreno sono studiati fino ai più minuscoli microbi. È per questo che i produttori più attenti alla qualità come Crocker & Starr, Honig e Markham stanno restringendo il campo per realizzare più vini ideati in base ai vigneti, le cui bottiglie portano con orgoglio il nome del luogo in cui sono coltivate le loro preziose uve.

 

La vinificazione come gestione del territorio

Impegnarsi nei confronti di un luogo significa prendersene cura. È per questo motivo che la maggior parte delle novità tecnologiche più significative riguardano la sostenibilità: riutilizzo dell’acqua, utilizzo di energia solare e reperimento di metodi naturali per il controllo delle infestazioni. Questi tre viticoltori si stanno impagnando in questo approccio.

“Molti dei cambiamenti che ho riscontrato nelle pratiche viticole riguardano le difficoltà che tutti i coltivatori devono affrontare”, ha dichiarato Brett Adams, assistente viticoltore per Honig. “La gestione dell’acqua diventa un problema sempre più pressante e il suo utilizzo nei vigneti sta cambiando, e continuerà a cambiare, verso un modello di vigneti coltivabili a secco”. Dal 2006, Honig è riuscita a produrre energia solare sufficiente per il funzionamento dell’intera azienda vinicola (comprese le attività di raffreddamento e imbottigliamento).

Crocker & Starr a St. Helena è stata fondata con l’obiettivo di rivitalizzare un unico vigneto coltivato continuativamente dagli anni ’70 del 1800. Oggi la viticoltrice Pam Starr gestisce il suo prezioso appezzamento biologico di varietà Bordeaux. Inoltre limita il più possibile il consumo d’acqua (i vini invecchiati necessitano di meno acqua di quelli giovani). Per controllare le infestazioni e promuovere la biodiversità, la Starr pianta fiori selvatici e trifogli per attirare le api da miele e preservare il vigneto dagli insetti pericolosi. Il suo obiettivo è rendersi completamente autosufficiente.

Negli ultimi anni Markham Vineyards di Calistoga si è impegnata molto per diventare “Certified Green”, una delle tante iniziative promosse dall’associazione Napa Valley Vintners volte a promuovere pratiche di coltivazione sicure e ridurre il consumo idrico ed energetico, gli sprechi e l’inquinamento. Colture di copertura, irrigazione a pioggia e terrapieni per prevenire l’erosione del suolo sono soltanto alcuni dei rimedi che quest’azienda vinicola a conduzione familiare adotta per ridurre al minimo l’impatto sui terreni.

La sostenibilità deve iniziare dalla terra, ma riguarda tutti gli aspetti della vinificazione, dell’imbottigliamento e della distribuzione. I viticoltori stanno prendendo in considerazione anche l’utilizzo di confezioni alternative, compresi barilotti, scatole e vari tipi di tappi. Tengono in considerazione la flora, la fauna e i flussi migratori degli uccelli. Si preoccupano dei rituali di ovodeposizione dei salmoni e delle condizioni della forza lavoro, impegnandosi per migliorare la vita dei propri dipendenti.

 

Conseguenze

La sostenibilità va di moda? Certo, ma non è questo che porta questi premurosi viticoltori ad adottare questo tipo di soluzioni. Prendersi cura della terra e renderla sostenibile per secoli non sono certamente temi di alta tecnologia, ma è quello che interessa davvero i viticoltori di oggi e l’attenzione per la natura non passerà mai di moda.

Mentre ci affannavamo per rimettere a posto i danni causati dal terremoto, piccole scosse di assestamento hanno continuato a farci tremare nel sonno, per ricordarcelo: la terra è importante. Ciò che davvero ispira questi viticoltori non è sopra il terreno: non sono le botti, i contenitori, le presse, i laboratori. Tutto ciò che conta è più in basso: la terra, il suolo, i milioni di anni di attività geologica che rendono la Napa Valley un luogo davvero speciale in cui coltivare uva e produrre vino.

Chi è l’Autore

Courtney Humiston è una scrittrice professionista che si è trasferita da New York City a Napa Valley nel 2010 per coltivare una passione crescente per il vino. Laureata del Culinary Institute of America di Greystone e una Sommelier certificata, ha trascorso tempo nei vigneti e cantine di tutto il mondo. Collabora regolarmente per Decanter.com e il suo lavoro è apparso in The World of Fine Wine, The San Francisco Chronicle, Grape Collective e La Cucina Italiana, tra altro.

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